di Redazione
Che l’evento domenica 5 luglio al Teatro Galli sarebbe stato uno dei più attesi dell’Italian Global Series si era intuito già durante la serata di apertura venerdì scorso, quando Özge Gürel e Serkan
Çayoğlu hanno attraversato il red carpet con centinaia di persone ad accoglierli. La conferma è arrivata prima con il sold out delle prenotazioni previsto inizialmente al Cinema Fulgor e
poi spostato al più capiente Teatro Galli, che oggi era colmo in ogni ordine di posti, con fan accorsi anche da fuori Rimini per vedere da vicino i loro beniamini, partner nella vita e sul set,
protagonisti di serie (le “dizi”) come Cherry Season, Dolunay e Mr. Wrong, che hanno fatto la storia della serialità internazionale. Un incontro che è stato costantemente accompagnato da applausi
e risate del pubblico.
Le dimensioni del fenomeno le ha date la moderatrice dell’incontro, la giornalista Ilaria Ravarino: le serie turche sono viste da 750 milioni di spettatori in tutto il mondo. La
svolta, ha osservato, è avvenuta quando, sul finire degli anni ’80, in Turchia sono apparse le prime TV private. Ma quali sono i ricordi dei due attori sulla televisione del loro Paese, quando
erano ancora ragazzi?
“Mi ricordo che da bambina vedevo soprattutto cartoni animati” ha risposto Özge Gürel, “poi quando ero più grandicella ho iniziato a vedere anche le serie che raccontavano la vita
delle famiglie, un rituale che condividevo con i miei, ma le prime serie esprimevano emozioni molto più semplici rispetto ad ora”.
“Io sono nato e cresciuto in Germania” – ha detto Serkan Çayoğlu – “e anch’io vedevo soprattutto cartoni animati insieme a mio fratello, ma ho un ricordo vago anche delle serie che
vedeva mia madre e sulle quali buttavo giusto un’occhiata”.
Sulla percezione che il pubblico ha degli attori delle serie rispetto a quelli dei film, Özge Gürel ha ammesso che il cinema in Turchia ha sempre avuto una grande importanza. “Ma non so se la
televisione abbia meno prestigio, io non ho mai provato una sensazione di inferiorità me è certo che a me piacerebbe lasciare un segno anche nel cinema turco, magari con un bel progetto”.
Per Serkan Çayoğlu “il cinema non ha tempo, è più duraturo, ma la nascita di Internet ha ormai ridotto la differenza tra cinema e televisione. Oggi vedo che il cinema vive un momento di crisi
in tutto il mondo, spero tanto che torni ad essere popolare”.
I due attori sono stati concordi nell’ammettere che il punto di svolta, nella percezione della loro popolarità, è avvenuta proprio in Italia con la loro partecipazione al programma televisivo
“Verissimo”. “Fino a quel momento non eravamo in grado di capire il successo che stavamo avendo” - ha raccontato Özge Gürel – “in Turchia passavamo molto tempo sul set, quando
uscivamo e qualcuno ci fotografava pensavamo fotografassero i turisti! Comunque che qualcosa stesse succedendo lo abbiamo capito quando le sceneggiature hanno cominciato a cambiare”.
“Con la nostra trasferta in Italia è cambiato un po’ tutto in effetti” – ha spiegato Serkan Çayoğlu – “io cercavo di mantenere la calma ma poi sono stato travolto dall’affetto che ci
dimostrava il pubblico. Entrambi cerchiamo ora di portare avanti il nostro rapporto con i nostri fan, cerchiamo ove possibile di passare del tempo con loro, è qualcosa che ha un profondo
significato per noi”.
Ma qual è, secondo loro, la ricetta di questo successo trasversale delle dizi: le storie? Il conflitto tra tradizione e modernità? Le ambientazioni suggestive? Gli attori talentuosi?
Secondo Özge Gürel le dizi raccontano “le emozioni che vivono tutti. Nel mondo digitalizzato di oggi ci riportano ai valori come l’amore, l’amicizia, la famiglia”.
Serkan Çayoğlu: “Siamo consapevoli di toccare la vita di persone che vivono anche dall’altra parte de mondo, anche quelle che vivono le emozioni in modo diverso dal nostro e questo ci rende
molto orgogliosi”.
La fama permette di accrescere il proprio potere, magari sul controllo creativo? Per Serkan Çayoğlu “Certamente apre molto strade. Il mio obiettivo sarebbe quello di lavorare nel paese in cui
sono nato, la Germania o magari anche in Italia”.
Sui rapporti con i colleghi, Özge Gürel: “La concorrenza fa bene a tutti, ma noi ci supportiamo vicendevolmente, ognuno segue il proprio percorso e la torta è grande. Certo accade che qualche
collega mi scrive la sera rimproverandomi di non avere messo un ‘like’ ad un post di Serkan, proprio mentre stiamo guardando insieme la televisione sul divano oppure stiamo cucinando!”
Le dizi turche hanno suscitato più interesse nei confronti della Turchia, anche nei confronti della lingua, ma quanto di quello che vediamo nelle serie corrisponde alla realtà?
“Forse non siamo così drammatici come ci vedete” ha scherzato Özge Gürel “sicuramente ci divertiamo di più. Siamo comunque bravi a raccontare storie, a toccare anche le diverse
culture che convivono in Turchia, solo moltiplicando un po’ il lato emotivo. Quello che è certo è che non passiamo così tanto tempo a guardarci negli occhi, rispetto a quando facciamo nella vita
reale!”
L'Italian Global Series è ideato e organizzato da APA – Associazione Produttori Audiovisivi con il sostegno del Ministero della Cultura, in collaborazione con Cinecittà, con il supporto di
Regione Emilia-Romagna e di APT Servizi Emilia-Romagna, dei Comuni di Rimini e Riccione e di AGIS, con il contributo di SIAE – Società Italiana degli Autori ed Editori, Enel e Gruppo FS, diretto
da Marco Spagnoli.
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