di Laura Frigerio
Domenica 31 maggio, in prima serata su Rai1, andrà
in onda per la collana "Purché finisca bene" il tv movie "Meglio tardi che mai" (prodotto da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction) diretto da
Giuseppe Curti. Si tratta di una commedia sentimentale che racconta la storia di Marco, un attore caduto in disgrazia (interpretato da Lorenzo Richelmy) costretto a insegnare
teatro nel carcere femminile della cittadina natia. Tra le detenute c'è anche Arianna, la ragazza a cui aveva giurato amore eterno prima partire per Roma e diventare famoso, che è accusata
ingiustamente di truffa.
A interpretarla Mariana Lancellotti, che noi di Televisionemania.it abbiamo intervistato.
(Segnaliamo nel cast anche Emanuela Grimalda, Camilla Filippi, Gabriele Cirilli, Claudio Corinaldesi e Sergio Assisi).
Cosa ti è piaciuto fin da subito di questo progetto quando te l'hanno proposto? Cosa hai amato di Arianna?
«Mi è piaciuto il fatto che fosse una storia insolita, che però potrebbe succedere. Poi, pensando al mio personaggio, pensate a tutte le volte che ci lasciamo trascinare dalle decisioni che non
sono nostre e magari lasciamo in mano agli altri la gestione della nostra vita, un po' per paura un po' per insicurezza. Arianna poi capirà che la decisione migliore per sé stessa alla fine può
prenderla solo lei e questo è un aspetto che mi è piaciuto tantissimo. La capacità di reagire a delle situazioni che sembrano insormontabili e l'importanza delle seconde opportunità sono alla
base del discorso del film. Tornando ad Arianna ho amato anche il suo essere forte e al tempo stesso dolce e fragile, in grado di creare un senso di sorellanza anche all'interno del
carcere».
Come sei entrata nella sua dimensione, nel suo modo di essere tante cose?
«Arianna, come dicevamo, ha tante sfaccettature. È una persona pulita, che si trova a doversi interfacciare con persone che si sono trovate a combattere delle situazioni di vita diverse dalla
sua. Per preparare i nostri personaggi avevamo pochissimo tempo, tanto che con le altre attrici ho fatto solo un paio di prove di lettura, ma ci siamo amalgamante bene fin da subito e questo
l'abbiamo portato sul set in modo da far venire fuori il meglio dei nostri personaggi. Non abbiamo avuto la possibilità di conoscere da vicino la vita nel carcere, quindi io sono partita dalla
sceneggiatura e grazie all'aiuto del regista ho lavorato sulle mie emozioni».
Com'è andata con il co-protagonista Lorenzo Richelmy?
«Benissimo! È un attore strepitoso, oltre che un ragazzo sensibile e dolce. Lavorare con lui è stato veramente un bel regalo».
Nel film il teatro e la recitazione vengono utilizzati per riabilitare le detenute, ma anceh per farle investigare meglio dentro loro stesse. Tu, che hai fatto tanto teatro, cosa ne
pensi? Fare dei corsi farebbe bene a chiunque di noi?
«Assolutamente si! Secondo me il teatro è salvifico, nel senso che ci aiuta veramente ad uscire fuori da alcune situazioni o a comprenderle meglio. Anche con la lettura succede: quando leggi una
storia, anche se diversa dalla tua, puoi comunque ritrovare degli elementi che ti aiutano a capire meglio chi sei o a vedere una determinata situazione da un punto di vista diverso. Recitando poi
ti metti nei panni di altre persone e questo è un esercizio fondamentale per tutti noi».
Quando è avvenuto il tuo incontro con la recitazione? È stato un colpo di fulmine o una passione cresciuta lentamente?
«È cresciuta dentro di me. Tutto è partito con la mia passione per i cartoni animati della Disney: quando ero piccola, negli anni'90, mio padre mi comprava le videocassette appena c'era una nuova
uscita e io imparavo le battute a memoria. Poi crescendo, negli spettacolini in parrocchia, le mie sorelle facevano le registe e io recitavo. In seguito mi sono iscritta a un corso di
recitazione, sono entrata a far parte di una compagnia teatrale e alla fine di due mesi di tour mi sono sentita vuota. Così mi sono trasferita a Roma e ho iniziato a studiare con un grande
maestro come Gianni Diotaiuti. In seguito sono arrivati vari ruoli in teatro, cinema e tv».
Quanto è difficile per una giovane attrice muoversi in un ambiente lavorativo così “affollato”?
«È vero, siamo in tantissimi e, soprattutto quando si è ragazzini, si prendono tante porte in faccia. Io però devo ringraziare i no che ho preso, perché mi hanno reso più consapevole di quello
che sono».
Tornando a “Meglio tardi che mai”: quanto ti emoziona l'idea di essere in prima serata su Rai1?
«Sono emozionatissima, perché è la rete ammiraglia e io sono cresciuta guardando le trasmissioni della Rai. È bellissimo ora ritrovarmi, tra l'altro con un personaggio per nulla scontato e dietro
al quale c'è tanto lavoro. Spero che il pubblico riesca ad entrare in empatia con la mia Arianna».
crediti foto: ufficio stampa Storyfinders











