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Pietre d’Inciampo, su Rai Storia, arriva a Napoli

di Laura Frigerio

Ci sono dei canali tv preziosi per la loro offerta qualitativamente alta. È il caso di Rai Storia, che rappresenta pienamente l’identità di Rai in quanto servizio pubblico.

E proprio in un momento in cui si parla (e si teme) una sua imminente chiusura, ci teniamo a segnalarvi una delle perle del suo palinsesto. Si tratta della docu-serie “Pietre d’inciampo” (ideata da Simona Ercolani e prodotta da Stand By Me), il cui prossimo appuntamento è fissato per giovedì 30 ottobre alle ore 20.30.


Annalena Benini si troverà a Napoli, in Piazza Bovio, ci sono nove pietre d’inciampo dedicate a nove vittime della follia nazifascita, tutti membri della stessa famiglia: i Procaccia, Pacifici e Molco, tre generazioni spazzate via dalla Shoah.

Amedeo Procaccia e Jole Benedetti sono i capostipiti di questo nucleo familiare, marito e moglie di origine ebraica che negli anni ’30 abbracciarono la fede fascista. La coppia ebbe tre figli, un maschio, Aldo, e due femmine, Yvonne ed Elda che alla fine degli anni Trenta sposarono due amici venuti dalla Toscana, Sergio Molco e Loris Pacifici. Nell’estate del 1943, per sfuggire ai bombardamenti che stavano mettendo in ginocchio Napoli, i componenti di questa grande famiglia si rifugiarono in Toscana vicino a Lucca, pensando di essere al sicuro.
Il 6 dicembre dello stesso anno, in seguito a una delazione, tutti vennero arrestati dalle milizie fasciste e trasferiti al campo di transito di Bagni di Lucca per essere poi deportati ad Auschwitz, da cui non faranno più ritorno. La più piccola della famiglia, Luciana, di soli 7 mesi, morì durante il trasferimento sul convoglio numero 6, partito dal Binario 21 della Stazione Centrale di Milano, mentre Sergio, insieme alla moglie Yvonne e al figlio Renato, riuscì a sfuggire all’arresto. Egli venne arrestato poche settimane dopo e deportato nel lager austriaco dove erano già detenuti gli altri componenti della famiglia e dove morì dopo soli 22 giorni dal suo arrivo.



crediti foto: ufficio stampa

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