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Il documentario Rodari 2.0 – Spazio alla parola su laF

di Redazione

In occasione del centenario dalla sua nascita, Frankie hi–nrg mc racconta Gianni Rodari da un punto di vista inedito e sorprendente in un esclusivo film documentario in onda sabato 24 ottobre alle ore 21.10 in prima visione tv su laF (Sky 135, on Demand su Sky e su Sky Go).

“Rodari 2.0 – Spazio alla parola” ripercorre la vita e l’eredità culturale di uno dei più grandi scrittori del nostro Paese, chiedendosi qual è oggi il potere della fantasia e dell’immaginazione nell’era delle nuove tecnologie e della crescita esponenziale della quantità di immagini cui sono sottoposti i bambini e tutta la società; in questo percorso tra parola immaginazione e utopia il documentario indaga anche quello che rimane della grande attenzione di Rodari per le fasce più deboli e per una società più sostenibile e giusta.

Accanto al pioniere del rap italiano e repertorio d’archivio, il documentario è arricchito da contributi come quello di Stefano Accorsi, nella lettura di Favole al telefono, e di scrittori, intellettuali, pedagogisti, esperti di letteratura per l’infanzia come Stefano Bartezzaghi, Marco Missiroli, Roberto Piumini, Pino Boero, Luciana Castellina, Maria Grazia Ferraris, Irina Konstantinova, Evgenij Solonovich, Aldo Tortorella, Luigi Zoja, Donatella Di Cesare, Marco Rizzo e Lelio Bonaccorso.


“Anche la musica può essere un viaggio nelle parole. Lo so perché sono un rapper e Gianni Rodari per me resta un maestro - afferma Frankie hi-nrg mc, artista maestro nel giocare con la parola e appassionato della poetica rodariana, tanto da curare la prefazione all’ultima edizione della “Grammatica della fantasia” - “Rodari è stato molto più che uno scrittore per bambini: era un intellettuale. Sapeva che le parole definiscono la realtà ma è andato oltre, ha scoperto che se sai giocare con le parole, hai un potere più grande: puoi mettere in discussione il sistema e denunciare orrori e ingiustizie”.

L’importanza di un rapporto creativo con la parola, per Rodari sinonimo di libertà e di infinite possibilità creative, è uno degli insegnamenti più importanti lasciati dall’autore alle generazioni future. Per lui sono infatti le parole all’origine della fantasia, che ha anch’essa una sua grammatica. “La grande utopia di Rodari: la conquista della parola democratica per tutti. ‘Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo’, per parafrasarlo – commenta Frankie - "Avendo trascorso l’infanzia e l’adolescenza nel ventennio fascista, aveva ben chiara l’importanza della libertà di parola. Subito dopo la Guerra, in un’Italia in cui ben il 12% della popolazione era analfabeta, Rodari intuisce che le parole sono magiche e potenti, che aprono la mente, che rendono l’uomo libero, risvegliano le coscienze e, soprattutto, sono la scintilla che accende l’immaginazione”.

Scrittore, giornalista, insegnante, educatore, autore televisivo e poeta, Gianni Rodari, nato a Omegna il 23 ottobre 1920, diventerà un “fabbricante di favole” da milioni di copie nel mondo e tradotto in 46 lingue; unico italiano ad aver vinto nel 1970 il prestigioso premio Hans Christian Andersen, il “Nobel” della letteratura per l’infanzia, ha portato la sua creatività anche oltre la Cortina di Ferro: ancora oggi è celebrato e idolatrato nell’Unione Sovietica, dove ha raggiunto una fama senza pari, in primis con il fenomeno di Cipollino, simbolo di resistenza e di rivolta contro l'oppressione del potere, tanto da essere stampato perfino sui francobolli.

Il documentario ripercorre tutte le tappe fondamentali della sua vita, dalla morte del padre nel 1929 al successivo trasferimento a Gavirate (VA) con la madre, passando per gli inizi della sua carriera giornalistica fino a quando comincia a scrivere filastrocche per bambini su una rubrica domenicale de L'Unità, passando per il 1950, quando viene chiamato a Roma a dirigere la rivista per ragazzi Il pioniere, attraverso la pubblicazione di alcuni suoi capolavori, come “Favole al telefono” (1962), “La grammatica della fantasia” (1973), fino alla morte avvenuta nel 1980 a soli 59 anni. “Mai lasciarsi spaventare dalla parola”: termina così il suo ultimo romanzo, “C’era due volte il barone Lamberto” (1978), che suona come un testamento spirituale. Per l’occasione, tre illustratori e fumettisti come Francesco Tullio Altan, Anastasia Arkhipova, presidente dell'Associazione Illustratori e Grafici editoriali di Mosca, e Gaia Stella omaggiano Rodari con disegni realizzati ad hoc per il documentario, impreziosito anche da materiali d’archivio inediti, italiani e russi, interviste a Rodari, riprese di luoghi di vita, letture di testi e sorprendenti incursioni di alcuni bambini. 





crediti foto: ufficio stampa

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